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domenica 25 febbraio 2018

Biografia di Davide Zizza


DAVIDE ZIZZA
Davide Zizza (1976) è nato a Crotone, dove attualmente vive e opera. Dopo la plaquette Mediterraneo (2000), ha pubblicato la raccolta di poesie Dipinti & Introspettive (Rupe Mutevole, 2012). Un suo breve saggio, La lettura e la scrittura come etiche dell’ascolto, è presente nel volume collettaneo Ascolto per scrivere (Fara Editore, 2014). Ha pubblicato in Grecia alcuni articoli dedicati a Salvatore Quasimodo, Jules Laforgue e Robert Lowell. La sua seconda raccolta di versi, Ruah (Edizioni Ensemble) è del 2016. Sempre nel 2016 la sua poesia Pop Art Marilyn, dedicata a Marilyn Monroe, viene pubblicata nell’antologia Umana, troppo umana curata da Fabrizio Cavallaro e Alessandro Fo (Nino Aragno Editore). Le poesie inedite Cartolina di Mallarmé, L’ironia di Ulisse, La musa dell’uomo solo, Pesca notturna, Quasi, Nello stupore che precede, Ferita, vengono inserite nell’Almanacco di poesia “Quasi a filo di luna” (LietoColle, 2017). Lacinion (dedicata al Promontorio di Capo Colonna, a Crotone) viene inclusa nell’antologia Come sei bella. Viaggio poetico in Italia, curata da Camillo Langone (Aliberti Compagnia editoriale). 


Ruah, 
Edizioni Ensemble 
(Marzo 2016)


«Il titolo del libro di poesie di Davide Zizza è una parola ebraica: ruah. Più che una parola, un termine-chiave dai plurimi significati nel pensiero su Dio, l’uomo e il mondo, sviluppato dall’ebraismo. Presente anche nello Zòhar a indicare una delle tre anime dell’uomo, è difficile da tradurre in maniera univoca: è, approssimativamente, ‘soffio’, ‘vento’, ‘respiro’ e pure ‘spirito’ nell’atto della sua emanazione. Quale sentiero semantico essa prenda qui, tra i tanti possibili, viene indicato dall’autore stesso con l’epigrafe che apre la prima sezione, «In principio»: «Anche Dio nel respirare / inspirò perché potesse / diminuire e far posto al mondo. / Nel liberarlo, il soffio / si assorbì a tutta la terra». Dio che inspira, diminuisce e fa posto al mondo, quindi. […] Dove subito s’avverte una declinazione del tema – di tanto rilievo da far tremare i polsi – in termini feriali e domestici col suo rivolgersi ad un tu senza invaderlo della presenza del soggetto, colto invece in un ritrarsi che l’apparenta, dal basso, ad una versione ‘debole’ della figura divina. […] Quale percorso disegna la scrittura di Zizza tra queste due sponde del respiro, del soffio – insieme phoné e pneuma – messe così decisamente ad esponente della raccolta? Pare, in generale, di intravvedere un’attenzione alle figure minime della «fisica degli esseri», agli interpreti – animali, naturali e umani – di una medesima «invisibile corsa» che s’arrampica quieta «sul filo del giorno». Da questa postazione lo sguardo s’intrattiene sui gradini della «scala di dolore / e di consolazione», dà vita all’originale ripresa di personaggi classici (come «Caronte, ormai in pensione»), fa proprio, ritenendolo ancora un valore essenziale, l’esercizio della memoria, consapevole di una «galanteria del tempo» che spinge a «ridonare senso a ciò che è stato».
Una memoria che consente di non procedere ad una liquidazione frettolosa della tradizione, rievocando, in alcuni punti, l’incanto e la grazia di certi quadri della poesia meridionale (da Gatto a Sinisgalli a Bodini).»


(dalla prefazione di Enrico Testa)

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